Scontro tra Salvini e Spataro, interviene Di Pietro: "Finirà a tarallucci e vino"

Tra il ministro dell'Interno e il procuratore capo di Torino lo scambio è durissimo. Antonio Di Pietro commenta: "Salvini vada a casa"

Lo scontro al vertice delle istituzioni non si ferma, anzi nuove voci intervengono a commentare il triste episodio. I protagonisti sono il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il procuratore capo di Torino Armando Spataro. Ancora una volta la frenesia social del “Capitano” ha avuto la meglio sul suo ruolo istituzionale, mettendo anche a rischio, accusa il togato, un’operazione giudiziaria. Antonio Di Pietro, che ha un passato sia da giudice che da politico, è intervenuto a commentare l’accaduto, rilevando la gravità del fatto.

Di Pietro interviene sull’affaire Salvini-Spataro

A Radio Cusano Campus anche Antonio Di Pietro è intervenuto a commentare l’ultimo scontro tra politici e toghe, che vede coinvolti Salvini e Spataro. L’ex magistrato ritiene inaccettabile quanto successo: “Quello che è successo è grave. Non è uno scontro tra parti, è una volgarità che una persona può dire al bar ma non un ministro nell’esercizio delle sue funzioni. E solo per questo aspetto Salvini dovrebbe andare a casa“. Di Pietro parla di “sgarbo istituzionale” commesso dal ministro dell’Interno nei confronti di un procuratore per di più impegnato in un’operazione che era in corso.


Antonio Di PietroAntonio Di Pietro


Le parole scritte alla leggera da Salvini hanno rappresentato un “rischio per le persone che la stavano conducendo e con l’ulteriore rischio che potesse essere compromessa“. Di Pietro sottolinea come il ministro sia un pubblico ufficiale e che, essendo al vertice della piramide, dovrebbe rispettare le regole. Senza contare che “Aver violato un segreto d’ufficio, mentre quest’ufficio si stava svolgendo, è un chiaro reato“. Sulla risoluzione dell’incidente, l’ex magistrato  è molto cupo: “Purtroppo nel nostro Paese finirà, come al solito, a tarallucci e vino, faranno finta di non vedere e di non sentire e diranno che si è trattata di una incomprensione“.

Tweet di Salvini su un’operazione in corso

“La Bestia” che guida le azioni social del ministro (anche se la sua natura è più leggenda che fatto concreto) non si cura molto del contenuto, ma solo dell’appeal di un post. Succede così che lo scorso 4 dicembre, il vicepremier abbia twittato, in modo conforme alla sua retorica acchiappavoti: “(…) a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia, che poi ha ammanettato 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano“.

tweet-salvini

La stoccata di Spataro: “Danneggiate indagini in corso”

Dopo il tweet del ministro, è arrivata la risposta di Armando Spataro, procuratore capo di Torino. In un comunicato stampa, il magistrato dichiara: “La notizia in questione è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa“, poi puntualizzando che “La polizia giudiziaria non ha fermato ‘15 mafiosi nigeriani’, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa“.

Il togato sottolinea la mancanza di criterio del ministro, che ha messo a rischio un anno di inchiesta. Salvini, accusa Spataro, ha contraddetto “prassi e direttive vigenti” che determinano i tempi e i modi di diffusione delle informazioni su operazioni in corso, “allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato“.

spataroArmando Spataro


Il botta e risposta continua

Il procuratore Spataro ha concluso augurandosi che “il ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie“.

Parole durissime a cui Salvini ha risposto esacerbando ulteriormente i toni. In una diretta Facebook ha dichiarato: “Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato (Spataro era già previsto andasse in pensione nelle prossime settimane, nda)“. Replica che ha scatenato le opposizioni, e che ha fatto infuriare anche il Csm, il quale ha espresso solidarietà nei confronti del magistrato.