Strasburgo: sale a 5 il bilancio delle vittime, morto l'amico di Megalizzi

Strasburgo piange oggi un’altra vittima, si tratta di Barto Pedro Orent-Niedzielski, amico e coinquilino di Antonio Megalizzi

Non ce l’ha fatta Barto Pedro Orent-Niedzielski, detto Bartek, che diventa la quinta vittima del feroce attentato avvenuto a Strasburgo lo scorso martedì. Bartek era in coma farmacologico, il suo cuore si è fermato questa sera. L’uomo si trovava con il giornalista italiano Antonio Megalizzi al momento della sparatoria.

Strasburgo: sale a 5 il bilancio delle vittime

A dare l’annuncio della sua morte è stata dapprima la prefettura di Parigi. Il 35enne era stato colpito a bruciapelo dal terrorista Cherif Chekatt, l’uomo gli aveva puntato l’arma da fuoco al volto sparando. Bartek era legato al giornalista italiano Antonio Megalizzi, vittima anche lui dell’attentatore.

Strasburgo dopo l'attentato. Credits: AFPStrasburgo dopo l’attentato. Credits: AFP


I due vivevano nella stessa casa e al momento della sparatoria si trovavano insieme a due studentesse che sono riuscite a scappare. Si trovavano tutti a fare una passeggiata ai mercatini dopo una lunga giornata di lavoro all’europarlamento. La conferma è poi arrivata dal fratello della vittima attraverso un post su Facebook:Mio fratello Barto Pedro Orent-Niedzielski ci ha appena lasciato, grazie per il vostro amore e per la forza che gli avete dato. Sarà sempre lì a vegliare su di noi e a portarci la sua gioia”.




 

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Chi era “Bartek”

Aveva 35 anni e anche lui era un “cittadino del mondo” come il suo amico Antonio. Il suo nome era stato citato anche dagli amici di Antonio Megalizzi nel loro messaggio di cordoglio. “Ricorderò tutto, anche le chiacchiere con Bartek e i suoi folli tour culturali per Strasburgo che prendevamo in giro ma in fondo amavamo”.

Barto Pedro Orent-Niedzielski. Credits_ Facebook- France InfoBarto Pedro Orent-Niedzielski. Credits: Facebook- France Info


Come Antonio, anche Bartek era molto conosciuto e amato, combatteva tante battaglie su più cause, ad esempio per i diritti LGBT, per le radio libere e la cultura Yiddish. Bartek credeva nel progetto Europa, tant’è che voleva parole un ostello linguistico. pare che medici lo avessero dato per spacciato fin da subito, ma la famiglia ha voluto permettere ad amici e conoscenti di andare a porgergli l’estremo saluto. Una fila lunghissima e ininterrotta di persone si sono recate in ospedale negli ultimi giorni. Oggi il cuore di Bartek si è fermato dopo 5 giorni di coma.