Karadžić all'Aja

Capo politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadžić è stato condannato all'ergastolo in appello dal Tribunale penale internazionale de L'Aja. L'ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina è stato latitante per 12 anni prima del suo arresto nel 2008, nonostante il mandato di cattura internazionale e i 5 milioni di dollari di taglia offerti dagli Stati Uniti. Karadžić è considerato l'artefice dei più gravi massacri compiuti durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, e della pulizia etnica dei musulmani bosniaci.

Karadžić condannato all'ergastolo per i massacri in Bosnia

Le vedove che hanno perso i cari a Srebenica festeggiano dopo la sentenza che ha condannato all'ergastolo Radovan Karadžić, uno dei fautori del genocidio avvenuto in Bosnia tra il 1992 e il 1995.

La foto segnaletica di Karadžić del 1984. Fonte: Wikipedia
La foto segnaletica di Karadžić del 1984. Fonte: Wikipedia

L'ex psichiatra era già stato condannato 2 anni fa a 40 anni carcere, ma il Tribunale dell'Aja, in accordo con la Procura, ha trovato la pena inadeguata, incomprensibile e ingiusta, alzandola all'ergastolo. Condanna che "non ha alcun legame con la giustizia" per l'ex presidente, secondo quanto riportato dall'avvocato Goran Petronjevic.

Karadžić è stato condannato per crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidio e altri capi d'accusa. È stato latitante per 12 anni dopo essere scomparso nel 1996: da allora si è spostato in Europa, spacciandosi poi a Belgrado per guru della medicina alternativa. Sul suo capo pendevano diversi mandati di cattura a livello internazionale e una taglia da milioni di dollari, come per il generale Ratko Mladic.

Il boia di Srebrenica

L'ex latitante, 70 anni, è stato l'uomo dietro il massacro di Srebrenica avvenuto nel luglio del 1995, dove morirono 8mila musulmani bosgnacchi, operazione di pulizia etnica che gli è valsa la condanna per genocidio. La sua mano è presente in altri stermini e deportazioni che hanno segnato la guerra di Bosnia: il rastrellamento nei villaggi dei civili non serbi, le fosse comuni, i campi di concentramento e gli altri incubi che ancora attanagliano il Paese.


Radovan Karadžić si è sempre definito un patriota che ha lottato per proteggere il suo popolo: "In Bosnia fummo costretti a una 'guerra santa' contro i fondamentalisti che volevano trasformare il Paese in una Repubblica islamica", ha dichiarato diverse volte durante il processo, come riportava La Repubblica nel 2010. Il boia dei Balcani non si è mai assunto responsabilità per il bagno di sangue che ha contribuito a perpetrare, ma il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia e il Tribunale de L'Aja hanno infine assicurato giustizia alle vittime.