Le forze curde hanno liberato Baghuz. Foto: SFDPress

È finita la guerra durata 5 anni contro lo Stato Islamico in Siria, come annunciato dal portavoce delle Forze democratiche siriane. I curdi hanno liberato l'ultima roccaforte del califfato a Baghuz dopo una battaglia durata mesi, durante la quale è morto anche il connazionale Lorenzo Orsetti, combattente al fianco delle forze curde.

Baghuz è caduta: è finita la guerra contro l'IS

A comunicare la notizia Mustafa Bali, portavoce della SDF, la coalizione curdo-araba sostenuta da Stati Uniti ed Europa. "In questo giorno unico commemoriamo i migliaia di martiri i cui sacrifici hanno reso questa vittoria possibile", scrive il combattente su Twitter. La bandiera delle forze curde sventola ora su Baghuz, l'ultima roccaforte siriana in cui i combattenti dell'IS si erano rifugiati per l'estrema resistenza.


Nella città sulle rive dell'Eufrate sono confluiti quattro mesi fa i combattenti dell'IS con circa 60mila donne e bambini, di diverse nazionalità, usati come scudi umani durante l'assedio delle forze curde. I soldati del califfato hanno usato tunnel nascosti e attacchi suicidi per respingere le forze guidate dai curdi, rallentanti nell'avanzata, ma alla fine i bombardamenti della coalizione sono riusciti a spingere i jihadisti fuori dai nascondigli. La vittoria segna la perdita totale del territorio conquistato dallo Stato Islamico dal 2013.

La guerra in Siria è finita, ma l'IS rimane un pericolo

Come riporta The Guardian, almeno 6mila combattenti curdi e 2mila arabi della SDF sono morti in questi anni di guerra contro il califfato. Non si contano invece le vittime civili del conflitto, che secondo alcune stime dell'Osservatorio siriano per i diritti umani si aggirano intorno al mezzo milione di morti, mentre sono milioni i siriani sfollati.


Mentre si festeggia la liberazione della Siria e dell'Iraq, non si può ignorare che lo Stato Islamico rimane un nemico pericoloso. Sono infatti moltissimi i combattenti neri scappati dalla Siria, che potrebbero essersi uniti alle cellule dormienti in Paesi come Nigeria, Afghanistan o Yemen. Secondo funzionari statunitensi, come riporta la BBC, potrebbero esserci ancora tra i 15mila e i 20mila combattenti in incognito nella regione, pronti a ricominciare l'insurrezione durante il difficile processo di ricostruzione.