stupro circumvesuviana: la paura della vittima

Dopo la scarcerazione di Alessandro Sbrescia prima e di Antonio Cozzolino poi, parla la vittima dello stupro avvenuto in un’ascensore della stazione della Circumvesuviana a San Giorgio a Cremano. “Ho paura” dichiara la 24enne in un’intervista rilasciata a La Repubblica; pochi giorni fa la scioccante lettera in cui ha raccontato quanto subito quel giorno.

Stupro Circumvesuviana: l’incubo senza fine della vittima

Quel giorno sono caduta in una trappola. Più ancora della violenza che ho subito, mi ha fatto male quello che è successo dopo. Quando ti accorgi che non c’è giustizia, che non hai tutela, allora il dolore diventa insopportabile”; parole dure quelle della 24enne vittima dello stupro nella stazione della Circumvesuviana. Intorno a lei un cordone di sostegno e amore creato da famiglia e amici che però non basta a dimenticare quell’orrore subito, quegli attimi di disperazione in cui la paura ti paralizza. Ora la giovane teme per la sua incolumità, non lo nasconde, soprattutto perché a due dei suoi aguzzini sono stati scarcerati: “Temo che possano vendicarsi, non si aspettavano che li avrei denunciati. Non abitiamo distanti, potrei facilmente incrociarli di nuovo”.

“C’è stato un momento in cui avrebbero potuto aiutarmi”

Ricostruendo quei drammatici momenti, la 24enne non punta il dito contro nessuno, perché in quel momento c’erano solo lei e i suoi tre carnefici. Eppure, spiega, c’è stato un momento in cui forse avrebbe potuto essere aiutata. “Per un istante si sono aperte le porte e uno di loro mi è venuto incontro abbracciandomi, perché avevo i pantaloni abbassati. Ecco, se le persone si fossero soffermate un attimo a osservare la scena, forse si sarebbero rese conto che ero completamente inerme e avrebbero potuto fare qualcosa”.

La giovane non prova risentimento nemmeno nei confronti dei magistrati che hanno preso la decisione, spiegando che probabilmente potrebbero essere stati ingannati da un atteggiamento che poteva sembrare amichevole con gli stupratori, “Si sono avvicinati chiedendomi scusa per avermi seguita fino a casa giorni prima e io gli ho creduto”. La 24enne si è detta comunque fiduciosa nei confronti del lavoro dei suoi avvocati e della giustizia. “Conservo la speranza, perché senza speranza è come se non ci fosse vita”.

La voglia di ricominciare senza scappare

La 24enne, che nella lettera aveva espresso il suo risentimento e la voglia di andarsene dalla sua città per ricominciare, ora ha deciso di restare e di dare una mano per cambiare le cose. Pensa ad un’associazione che possa aiutare le giovani donne, le bambine e le ragazze vittime di brutali istinti. “Spesso dal male si può ricavare il bene – spiega – me lo hanno insegnato i miei avvocati”. Dalla voglia di mollare tutto e andarsene, oggi invece è decisa ad affrontare la paura e restare: “Credo che, per poter promuovere un cambiamento radicale, sia preferibile lavorare su questo territorio”.