I disturbi del sonno

Roger Ekirch è un professore di Storia della Virginia Tech a Blacksburg, negli Stati Uniti. Negli ultimi tempi lo studioso è andato incontro alle esigenze di gran parte della popolazione che soffre di disturbi del sonno. Il professore ha pubblicato, infatti, un documento frutto di 15 anni di studi. L’incremento di tecnologie e dell’utilizzo di elettricità per far funzionare i dispositivi sono le cause che Roger ha individuato come causa del dormire male.

“Bisogna imparare a dormire come gli antichi”

A suo dire, bisogna imparare ad addormentarsi come facevano ad esempio le persone nate nell’epoca vittoriana. Infatti, non è solo un sonno prolungato e continuato che dà i benefici sperati. L’avvento dell’elettricità avrebbe scombinato i ritmi, e, a detta dell’esperto, “Secoli fa non si dormiva come facciamo oggi, ma si dormiva sicuramente meglio”. Prima dell’avvento della corrente, la gente seguiva i ritmi naturali del sonno. Andava a dormire non appena calava il buio, riposava per cinque ore e si svegliava poi per circa un’ora. Durante quei 60 minuti si svolgevano faccende di casa, si leggeva, ci si rilassava e poi si tornava a letto per il “secondo round” di sonno.

donna addormentata immagine di repertorio
Immagine di repertorio

Contro il cattivo riposo arriva il sonno bifasico

Questo “metodo” è conosciuto come sonno bifasico, che all’epoca risultava essere normale. Come suggerisce il nome, è il sonno suddiviso in due fasi. La “pausa” tra la prima e la seconda fase, può durare un’ora o poco meno, durante la quale è quasi tassativo non accendere alcun tipo di dispositivo elettronico. Avvicinarsi alla luce ad esempio del cellulare, risveglierebbe il cervello. Il professore Ekirch, invece, suggerisce un’unica soluzione: annoiarsi. “Alzarsi, leggere un libro, fare qualche faccenda, prepararsi al secondo round. E soprattutto accettare quel momento di stacco, senza rabbia o nervosismi, accettarlo come se fosse normale”.

Intervallare le due fasi del sonno con delle attività "noiose"
Intervallare le due fasi del sonno con delle attività “noiose”

A contare è la qualità del sonno, non la quantità

A quanto pare, sarebbe questa la soluzione per svegliarsi riposati e pronti ad affrontare una nuova giornata. A contare, dunque è la qualità del sonno, non la quantità. Nel passato, infatti, non si dormiva mai 8 ore di fila. Il corpo umano necessita della naturale esposizione alla luce-buio, cosa che è scomparsa con l’esposizione alla luce artificiale della società moderna.