primo piano di carlo giovanardi e il volto tumefatto di stefano cucchi

Il corpo di Stefano Cucchi continua ad urlare le percosse che ha subito, raccontate dettagliatamente da Francesco Tedesco, il vicebrigadiere sotto processo in Corte D’Assise e accusato, insieme ai colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, di concorso in omicidio preterintenzionale. All’indomani dall’interrogatorio del superteste del processo Cucchi-Bis, a carico di 5 carabinieri dell’Arma, riaffiorano parole dal passato e dal presente: le forti dichiarazioni del politico Giovanardi, intervistato da The Post Internazionale, e le affermazioni del legale di Tedesco, Eugenio Pini, ascoltato da Fanpage.it.

L’interrogatorio di Tedesco in Corte D’Assise

La morte di Stefano Cucchi continua ad essere assordante dopo essere stata abbandonata al silenzio per 10 lunghissimi anni. La ricostruzione del pestaggio presentata ieri in aula da Francesco Tedesco, il vicebrigadiere – sospeso dal servizio nel 2017 – superteste del processo Cucchi-bis, è minuziosa. Nessun particolare viene a mancare, dallo schiaffo sferrato a Cucchi da Di Bernardo al calcio, inferto con la punta degli stivali, sul gluteo del geometra romano da D’Alessandro: un reportage orale di una scena che per anni ha ossessionato Tedesco che in quella stanza, mentre Cucchi veniva pestato, era presente. In molti si sono interrogati sul perché Tedesco, per 9 anni, abbia taciuto e negato la verità, negato la violenza, motivo di scuse pubbliche da parte sua alla famiglia Cucchi, esposte proprio ieri durante l’interrogatorio.

Ilaria Cucchi mentre mostra la fotografia del volto del fratello Stefano poco dopo la sua morte

Questi anni di silenzio sono stati come una gabbia

Per lui questi anni di silenzio sono stati come una gabbia, una prigione” sono queste le parole rilasciate a Fanpage.it da Eugenio Pini, il legale dell’ex vicebrigadiere oggi superteste. “Ora finalmente ha detto la verità ed è in pace con la sua coscienza” prosegue Pini, descrivendo Tedesco come una persona portata dal contesto, dalle pressioni e dalle minacce, a mentire per sopravvivere. Per gli anni di silenzio Tedesco chiede scusa parlando di “muro inaccettabile“. “Dal suo racconto si capisce come un’intera stazione dei carabinieri, compreso il comandante, fosse impegnata a negare – chiosa l’avvocato – Tanto è vero che lui riferisce che proprio il comandante gli ha detto ‘Se vuoi continuare a fare il carabinieri devi seguire la via dell’Arma, cioè devi dire che non è successo nulla e che Stefano Cucchi stava bene“.

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi

L’oppressione

Le pressioni su Tedesco non sono state mera percezione: “Ha anche subito minacce dirette. Era spaventato dal fatto che dormiva con uno dei carabinieri che aveva partecipato al pestaggio, quindi persone armate. Aveva paura. È stata una vera e propria gabbia, una prigione per lui” conclude l’avvocato descrivendo bene il senso di liberazione provato dal suo assistito nel momento in cui è stato sospeso dal servizio, libero di poter raccontare quello che aveva visto, sentito e vissuto.

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Giovanardi e le forti dichiarazioni sulla morte di Cucchi

E mentre da un lato erompe la violenza di cui è stato vittima Cucchi, dall’altro c’è chi è fermo nel disconoscere il pestaggio come causa del decesso del geometra. Alla luce dell’importante svolta che ha riguardato le indagini e il processo sulla morte del geometra, il politico Giovanardi, intervistato da The Post Internazionale, dissente dal ricondurre la morte alla violenza subita, rimanendo sostanzialmente fermo della propria opinione a riguardo già espressa nel 2013. Come dichiarato da Giovanardi a TPI, non trova motivo per ricredersi di quanto precedentemente dichiarato negli anni: “Lo scorso gennaio il Tribunale di Roma ha archiviato la querela per diffamazione a mio carico intentata da Ilaria Cucchi. Il giudice non ha ravvisato gli elementi costitutivi del delitto di diffamazione perché le mie dichiarazioni si attenevano alle risultanze processuali emergenti all’epoca dei fatti e furono espresse con linguaggio continente“.

Sarebbe ancora vivo se avesse voluto curarsi

Qualora venisse provato in Tribunale che la morte di Stefano Cucchi sia dovuta alle percosse, Giovanardi chiede che chiunque abbia sbagliato paghi ma sul fatto stesso che il pestaggio possa aver provocato il decesso della vittima, non è affatto convinto. “Il problema vero, ora, è appurare com’è morto veramente Stefano Cucchi – chiosa Giovanardi a TPIStefano Cucchi sarebbe ancora vivo se avesse voluto curarsi. Aveva la vita appesa a un filo, entrò in ospedale che pesava 43 kg e ne uscì che ne pesava 36-37. Il suo stato di fragilità, però, venne aggravato dal rifiuto delle cure mediche. Cucchi rifiutò le cure e la nutrizione e i medici a processi si sono sempre difesi dichiarando di aver rispettato il volere del paziente. Un medico non può curare chi non vuole essere curato, salvo obbligarlo, loro rispettarono le volontà di Stefano Cucchi“.

 carlo giovanardi in primo piano
Il politico italiano, Carlo Giovanardi

La superperizia citata da Giovanardi

L’appunto di Giovanardi viene motivato dalla citazione di un documento redatto in data 7 marzo 2019, una “superperizia” come la definisce, affidata dalla II Corte d’Assise di Appello di Roma ai consulenti Anna Aprile e Alois Saller in ambito del processo parallelo al Cucchi-bis, quello che vede come imputati i medici dell’Ospedale Pertini. “Ribadisce che la morte di Cucchi non ha niente a che fare con le percosse, come ho sempre detto anche difendendo gli agenti di custodia che sono stati accusati di essere colpevoli del decesso e sono rimasti colpevoli per molti nonostante la sentenza di assoluzione – continua Giovanardi – In questa superperizia, acquisita anche nel processo bis, i consulenti scrivono nero su bianco che la morte di Stefano Cucchi è sopraggiunta per una morte cardiaca improvvisa e imprevedibile che si sarebbe dovuto intervenire sullo stato di digiuno del paziente e che la malnutrizione è uno dei fattori che hanno portato alla morte di Cucchi“.