Desirée Mariottini: test del dna incastra 3 dei 4 indagati


Continuano le indagini sul caso dell’omicidio e stupro di Desirée Mariottini la giovane trovata morta in un edificio abbandonato a San Lorenzo. Una novità potrebbe cambiare le carte in tavola: pare infatti che il Dna di uno degli accusati (Alinno Chima, 47 anni, nigeriano) sia stato ritrovato anche su una boccetta di metadone e su una cannuccia. Questo presupporrebbe che oltre ad averla violentata (unico reato al momento contestato all’uomo), Chima avrebbe anche contribuito a procurare la sua morte per overdose.

Il Riesame aveva fatto cadere l'accusa

Lo scorso novembre il tribunale del Riesame aveva fatto cadere l’accusa di omicidio per 3 dei 4 fermati: per Alinno Chima, Yusef Salia e Brian Minthe era rimasto in piedi solo il reato di violenza sessuale. Per Mamadou Gara, invece, erano state confermate sia l’accusa di stupro che quella di omicidio.

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Desirée Mariottini

Alinno Chima avrebbe maneggiato il metadone

Ora, il ritrovamento del Dna di Chima sia sulla cannuccia da cui aveva preso il crack Desirée, sia sul flaconcino contenente metadone con cui la ragazza era stata drogata, dimostrerebbero secondo il Gip la volontà omicida di Chima. L’uomo è detenuto dal novembre 2018 in carcere insieme agli altri accusati. Una nuova ordinanza in carcere lo ha raggiunto negli ultimi giorni.

Alinno Chima e Minthe sono anche accusati, attualmente, di spaccio di droga.