un pollo in un wet market

L’urgente appello di Animal Equality questa volta supera i confini e punta a raggiungere i vertici delle Nazioni Unite. L’organizzazione internazionale per la protezione degli animali chiede ad alta voce, lanciando una campagna mondiale e una petizione, la chiusura immediata dei wet market di tutto il mondo. Gli stessi mercati indicati presumibilmente come epicentro della pandemia da Coronavirus a Wuhan e luogo dove quotidianamente, nel mondo, si consumano violenze indicibili ai danni degli animali.

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Che cosa sono i wet market?

Una parola che risuona altisonante alle orecchie degli italiani ma che invece non lo è affatto in altre parti del mondo e si tratta di un termine che soprattutto negli ultimi mesi è stato al centro di forti e numerose polemiche.

A pronunciarla, condannandone l’esistenza, sono stati in prima battuta molti medici, esperti e scienziati che l’hanno posta al centro dell’emergenza Coronavirus quando ancora non si poteva parlare né di pandemia e nemmeno di epidemia.

La correlazione tra wet market e Coronavirus

Erano i tempi in cui, verso la fine di dicembre – quando iniziarono ad emergere i primi allarmi legati al Covid-19 in Cina – il mondo aveva gli occhi fissi su quanto stava accadendo a Wuhan, quando il focolaio era ancora un fatto di cronaca estera da osservare a debita distanza.

É in quelle settimane che la parola wet market ha iniziato a venire a galla, portando con sé le sue immagini.

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Parliamo dei mercati di animali (per lo più esotici e selvatici) cui il wet – letteralmente “bagnato” – descrive la loro tipicità, ovvero il sangue ed altri liquidi degli animali stessi che colano sul pavimento tra le bancarelle, brutalmente uccisi in loco e venduti nell’immediatezza.

Il richiamo a quel senso di “carne fresca” che è poi il motivo stesso della loro esistenza.

L’appello di Animal Equality: chiudere i wet market in tutto il mondo

E proprio dai wet market molti esperti hanno fatto risalire la genesi del Coronavirus. Le immagini diffuse da Animal Equality descrivono l’ambiente di questi mercati dove animali di vario genere (dai coccodrilli ai procioni, dai cani alle galline) si trovano ammassati in gabbie anguste, lasciati agonizzanti e in cattività in attesa di essere uccisi, venduti, vittime di sofferenze non necessarie e non giustificabili ma soprattutto abbandonati in condizioni igieniche che favoriscono la proliferazione di virus e malattie.

I wet market possibile origine del Covid-19

È in questi mercati non regolamentati che hanno avuto origine malattie come la SARS e dove gli scienziati ritengono che la COVID-19 abbia avuto inizio” si legge nel comunicato di Animal Equality che ne chiede l’immediata messa al bando, evidenziandone le strette connessioni tra li stessi mercati in questione e l’emergenza pandemica che sta mettendo in ginocchio il mondo.

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Sars, Mers, Covid-19, influenza suina: le minacce e la violenza

Sempre nel comunicato dell’organizzazione internazionale: “Questa non sarebbe certo la prima volta che un virus mortale viene collegato al commercio e al consumo di animali vivi: l’influenza H1N1 (Influenza suina) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) sono altri due esempi di virus che probabilmente hanno avuto origine negli animali per poi passare all’uomo, causando pericolose epidemie“.

Se non fosse abbastanza chiedere di porre fine a inutili e disumane violenze nei confronti degli animali, l’appello di Animal Equality punta ad evidenziare quanto permettere tutto questo sia al contempo pericoloso e minaccioso per la salute dell’uomo.

Sono mercati crudeli per gli animali

Così dichiara Matteo Cupi nel comunicato, Direttore Esecutivo di Animal Equality Italia: “I wet market non hanno posto nella nostra società e dovrebbero essere immediatamente chiusi. Non solo questi mercati sono estremamente crudeli per gli animali, ma la ricerca scientifica ha dimostrato il loro legame con le epidemie di malattie di origine animale, dimostrando che sono anche una minaccia immediata per la salute e la sicurezza pubblica“. Oltre ad aver lanciato una campagna mondiale rivolta all’ONU, Animal Equality ha creato anche una petizione CHIUDIAMO PER SEMPRE I WET MARKET, attiva sul sito dell’organizzazione e che ha già raccolto in poche ore oltre 30mila firme.

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