veleno messo in una tazza di caffè

Capelli curati, occhiali e abiti eleganti, sguardo affabile: questo era l’aspetto di Dorothea Puente, all’anagrafe Dorothea Helen Grey. Padrona di una piccola pensione a Sacramento, nel cuore della California, aveva tutte le caratteristiche di una perfetta affittacamere.

Chi potrebbe mai sospettare di una signora dolce e gentile? Ma come insegna quell’antico detto popolare, mai fidarsi delle apparenze. Battezzata dai giornali di cronaca Death House Landlady, ovvero la “padrona di casa della morte”, la signora negli anni si è resa protagonista di diversi omicidi al punto da diventare una delle più prolifiche serial killer femminili.

Dorothea Puente: dall’infanzia complicata ad avvelenatrice

Nata nel 1929 a San Bernardino, Dorothea visse una giovinezza difficile a causa di una famiglia irregolare. La madre, una prostituta che abusava di alcol e il padre, un reduce della Prima Guerra Mondiale malato di tisi. In famiglia subì maltrattamenti fino a quando, rimasta orfana, finisce in orfanotrofio. Lì cresce subendo violenze, vittima di abusi sessuali.

A causa dei traumi subiti manifestò presto una spiccata attitudine a mentire e a mistificare la realtà. Entrambi questi talenti le tornarono utili quando cominciò la sua attività criminale.

Dopo due matrimoni infelici, due figli e brevi carcerazioni per frode, Dorothea incontra il terzo marito, Roberto Puente. Diventata ormai una signora adulta: sembrerebbe che questo incontro dia finalmente una vita regolare alla signora. La Puente riesce infatti ad aprire una casa di cure cominciando a farsi la nomea di benefattrice.

Mantenendo una parvenza di innocenza e perfino innocuità, la Puente mise però a punto un metodo omicida molto particolare: il segreto fu nella sua cucina. Al posto di burro e farina, nei pasti dei suoi ospiti si servì di codeina e paracetamolo, al posto della panna Flurazepam e Dalmane.

È così che uccise una lunga serie di vittime.

Le indagini e l’arresto di Dorothea

La Puente continuò ad operare indisturbata per diverso tempo. Nessuno del vicinato sospettò che fosse un’assassina capace di avvelenare le sue vittime per poi farle sparire. Però tutto cambiò negli anni ’80 quando l’agente di polizia John Cabrera cominciò le sue ricerche, indagando anche nell’appartamento della candida signora.

Quello che scoprì ebbe dell’incredibile: nel giardino della signora si trovavano ben 7 cadaveri seppelliti.

Si trattò per la maggior parte di casi ritenuti irrisolti e caduti nel dimenticatoio; furono in molti a sospettare che in realtà le vittime della signora fossero molte di più.

Nel 1993 iniziò finalmente il processo che la salvò dalla pena di morte ma che la condannò a 2 ergastoli senza libertà condizionale. La Puente trascorse gli ultimi anni della sua vita in una cella nello Stato della California. Prima di morire però, a 82 anni,pubblicò un libro; infatti nel 2004 uscì il provocatorio Cooking with a serial killer – Cucinando con un serial killer – un volume contenente ben 50 ricette.

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