agnello in un container

Centinaia di migliaia di agnelli trasportati su navi inadeguate per ore, viaggi che possono durare fino a 10 giorni con punto di partenza i porti spagnoli e punto d’approdo quelli mediorientali. Viaggi durante i quali non viene garantito il benessere animale, le norme vengono violate quasi sistematicamente e dove, sempre sistematicamente, i controlli sono quasi del tutto assenti.

Ancora una volta a gettare luce sul calvario animale è l’organizzazione internazionale no-profit Animal Equality Italia che, nel sostegno delle associazioni animaliste spagnole, denuncia le brutalità a cui sono costretti oltre 200mila agnelli che in questi giorni stanno raggiungendo l’Arabia Saudita, laddove ad attenderli dopo un viaggio infernale ci sarà la macellazione in occasione del Ramadan.

L’intervista di The Social Post a Chiara Caprio, responsabile della comunicazione e PR Manager di Animal Equality Italia.

Dalla Spagna all’Arabia Saudita: il calvario via mare verso la morte

Una domanda così forte dall’esterno tale da poter supplire a quella interna, fortemente penalizzata dall’emergenza Coronavirus: è questa una delle concause che sta portando circa 250mila agnelli a bordo di navi salpate dai porti spagnoli e dirette verso l’Arabia Saudita dove ci si appresta a festeggiare il tradizionale Ramadan.

Viaggi infernali su mezzi di trasporto che non rispondono alle esigenze animali minandone il benessere e una denuncia da parte delle associazioni animaliste che rimarcano i gravi vuoti normativi europei in tema di difesa dei diritti animali.

Questo è uno dei tanti orrori e dei tanti calvari subiti dagli animali su cui Animal Equality accende i riflettori: “Questi trasporti spesso non sono adeguati per le specie che vengono trasportate e che hanno delle loro caratteristiche specifiche. Un piccolo agnello, che sia cucciolo o di un anno, non arriva neanche alla metà di un maiale pronto alla macellazione e perciò questi animali non riescono spesso nemmeno a bere l’acqua“, spiega Chiara Caprio.

Navi inadeguate al trasporto e controlli pressoché inesistenti

Un calvario che come spiega ha inizio in Spagna, i porti più vicini al Nord Africa e al Medio Oriente, dove migliaia di agnelli vengono lasciati al porto dai produttori che non possono poi vagliare le condizioni delle navi su cui i capi viaggeranno per giorni e giorni prima di raggiungere la destinazione ed essere macellati.

Una delle denunce mosse dalla Commissione Europea riguarda le condizioni delle navi che non sono quasi mai adeguate perché non vengono fatti dei test per capire se siano idonee al trasporto di animali vivi – spiega Chiara Caprio – e non c’è nessuna garanzia che queste navi abbiano a bordo sistemi adeguati di abbeveraggio, ventilazione, etc.”.

Come si evince dal comunicato diffuso dall’organizzazione, le violenze subite dagli agnelli hanno inizio già durante l’imbarco dove verrebbero afferrati brutalmente per il pelo e caricati sulle navi, ammassati li uni agli altri senza riguardo e rispetto per le loro esigenze fisiche: “Sono trattati veramente come se fossero oggetti per quanto interessi in realtà che arrivino vivi ma la maggior parte delle navi purtroppo non è adeguata e non è semplice controllare“.

L’approdo in Medio Oriente e la morte per dissanguamento

Raggiunta la meta, gli animali sopravvissuti al viaggio in mare dovranno sostare in quarantena per un tempo compreso tra i 15 e i 21 giorni, una lenta agonia prima della macellazione secondo il rito halal che prevede una lenta morte per dissanguamento senza alcuno stordimento che renda incosciente l’animale. Di fronte a ciò è forte chiaro l’appello che Animal Equality Italia rivolge all’Europa: “Stiamo sostenendo i nostri colleghi che hanno indirizzato la richiesta al Ministero dell’Agricoltura in Spagna quindi è molto specifica, però noi la sosteniamo anche in maniera molto più ampia chiedendo che sia l’Ue a rendere le regole più stringenti e a vietare questo genere di trasporti via nave dall’Unione Europea verso paesi dove non viene garantito il rispetto delle norme del benessere animale“.

Guarda il video:

Il trasporto di animali vivi è un problema anche in Europa

Un problema, quello del trasporto degli animali vivi, che non riguarda però solo ed esclusivamente quello via mare ma anche quello su gomma con camion che, all’interno della stessa Unione Europea, viaggiano quotidianamente con all’interno animali in condizioni deplorevoli: “In generale i controlli da parti terze sono molti difficili e quello che noi vogliamo evidenziare di nuovo è come nemmeno il trasporto all’interno dell’Unione Europea sia adeguato.

Vengono caricati centinaia di migliaia di animali verso dei Paesi senza alcun tipo di controllo“.

Noi – riferendosi ad Animal Equality Italia – abbiamo documentato in maniera sistematica, sia nei trasporti dall’Est all’Italia sia nei trasporti europei, il fatto che le norme sono comunque scarse. Ci sono norme che prevedono ci sia una lettiera pulita, che gli animali vengano fatti sostare per controllarli, per vedere che non si siano fatti male o che qualcuno non sia rimasto incastrato ma tutto questo non avviene praticamente mai perché di fatto i controlli sui trasporti sono a campione e ci sono tante violazioni che non vengono nemmeno intercettate“.

Controlli a campione e sanzioni difficili da applicare

Il problema dei controlli spot e non sistematici permettono a migliaia di trasportatori di sorvolare sul benessere animale senza incorrere in sanzioni: “In generale i controlli sulle strade per quanto riguarda il trasporto di merci esiste, sarebbe scorretto dire il contrario, ma detto questo sono comunque a campione.

A parte i casi dove abbiamo proprio segnalato dei trasporti che stavamo arrivando dall’Est Europa permettendo alle guardie zoofile e ai carabinieri di intervenire su quel carico specifico, al netto delle segnalazioni, si tratta di controlli non diversi da quelli che comunemente avvengono sulle autostrade, non vengono fermati ovviamente tutti i camion“.

Di fronte a controlli sporadici diventa anche difficile, come evidenzia Chiara Caprio, poter dimostrare i reati e le violazioni che permettano poi l’insorgere di sanzioni severe: “Le sanzioni esistono ma ci sono delle regole molto puntigliose per applicarle. Si dovrebbe rilevare delle irregolarità costanti nell’arco di tot tempo da parte degli stessi trasportatori così da sanzionarli pesantemente o addirittura stoppare i trasporti di animali da parte loro per almeno 1 o 2 anni.

Questo però vuol dire investigare in maniera approfondita determinati trasportatori e quindi non è così semplice“.

Di fronte a irregolarità che si perpetuano nel tempo e di fronte all’inadeguatezza e alla mancanza di controlli sistematici che possano intercettarli nasce dunque l’esigenza da parte di Animal Equality e non solo di chiedere all’Europa regole più stringenti: “Gli strumenti esistono ma noi vogliamo che l’Ue si impegni per prima per avere regole più severe per quanto riguarda il proprio territorio“.

Il trasporto animale ai tempi del Coronavirus

A peggiorare e ad acuire ancor più le problematiche condizioni che costringono migliaia di animali a viaggiare in condizioni brutali a bordo di container è stata ancor più l’emergenza Coronavirus che ha dilungato i tempi di trasporto: “La conseguenza più importante e più grave è che sostanzialmente il trasporto di animali vivi continua come se niente fosse e non vi sono, da quello che sappiamo noi e altre associazioni, controlli generali neanche di tipo sanitario. Anzi, ci sono dei controlli un po’ più stringenti alle frontiere per via del virus ma non per gli animali chiaramente e dunque accade che questi trasporti siano rallentati e che gli animali passino molte più ore in viaggio“.

Nella fattispecie di quello che sta accadendo tra i porti spagnoli e quelli mediorientali, l’appello che le organizzazioni animaliste rivolgono direttamente ai consumatori è quello di prendere visione del video facendolo circolare il più possibile: “Andremo avanti nel portare questa richiesta all’interno dell’Europa – conclude Chiara Caprio – Ciò che noi chiediamo alle persone è di guardare questo il video e di condividerlo il più possibile affinché si diffonda la conoscenza su questo fenomeno.

Questo non è un video cruento ma che veramente fa riflettere su come vengono trattati gli animali“.

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