Sergio Mattarella durante un discorso

Nel giorno del ricordo della strage di Capaci, data che ha cambiato per sempre l’Italia e la sua storia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare Giovanni Falcone e tutti coloro che sono stati uccisi dalla mafia in quel tragico 23 maggio 1992.

Una data, insieme a quella del 19 luglio, un anno, il 1992, che negli anni sono stati rinominati l’11 settembre italiano, la fine dell’età dell’innocenza della povera Italia flagellata da un male più oscuro e letale di qualsiasi altro, la mafia. Un male che si è sparso come un virus che ha reclamato le vite di chi ha provato a contrastarlo, come Peppino Impastato.

Mattarella ricorda la strage di Capaci

Rivolgendosi con calore direttamente ai giovani delle scuole aderenti al progetto La nave della Legalità, ha esordito ricordando Falcone e Borsellino e tutti coloro che insieme ad essi hanno perso la vita, Francesca Morvillo e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Claudio Traina.

I due attentati di quel 1992 segnarono il punto più alto della sfida della mafia nei confronti dello Stato e colpirono magistrati di grande prestigio e professionalità che, con coraggio e con determinazione, le avevano inferto durissimi colpi, svelandone organizzazione, legami, attività illecite”.

Falcone e Borsellino: eroi immortali

Mattarella ha spiegato come entrambi nelle loro persone fisiche e nei loro insegnamenti, trasmessi attraverso il loro duro lavoro, sono diventati eroi immortali. Una conseguenza imprevista da coloro che progettarono le stragi, pensando così di far calare il sipario sulla situazione.

I mafiosi, nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano previsto un aspetto decisivo: quel che avrebbe provocato nella società.

Nella loro mentalità criminale, non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e di Borsellino, il loro esempio, i valori da loro manifestati, sarebbero sopravvissuti, rafforzandosi, oltre la loro morte: diffondendosi, trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste”.

“Siate fieri del loro esempio”

La mafia si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra. Le figure di Falcone e Borsellino, come di tanti altri servitori dello Stato caduti nella lotta al crimine organizzato, hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità” continua Mattarella per poi rivolgersi direttamente ai ragazzi, che per primi già 28 anni fa hanno colto il senso di quel terribile sacrificio.

I giovani sono stati tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino, e ne sono divenuti i depositari, in qualche modo anche gli eredi. Dal 1992, anno dopo anno, nuove generazioni di giovani si avvicinano a queste figure esemplari e si appassionano alla loro opera e alla dedizione alla giustizia che hanno manifestato”.

 

Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione, in questa giornata, è il passaggio a voi del loro testimone. Siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre”.

Guarda il video:

Approfondisci:

Antonio Di Pietro svela che dopo Falcone e Borsellino anche lui doveva essere ucciso

Giovanni Falcone, il palinsesto Rai per ricordare la Strage di Capaci