Torino, medici costretti a tenere fegato in vita artificialmente per 23 ore: troppi interventi

23 ore. È il tempo trascorso tra l’asportazione del fegato e di due reni ad una paziente deceduta e il nuovo trapianto. I medici dell’ospedale le Molinette di Torino hanno tenuto in vita artificialmente per 23 ore gli organi della donatrice defunta, perché impegnati da altri 4 trapianti. Un grande successo, che mette in luce anche l’enorme lavoro di medici, infermieri e personale dell’ospedale in questo difficile periodo.

La corsa contro il tempo per preservare gli organi

La paziente è deceduta rapidamente, dopo un arresto cardiaco improvviso. Si è cercato di tenerla in vita, ma non c’è stato niente da fare.

La famiglia della giovane piemontese defunta ha immediatamente dato l’ok per la donazione degli organi. Il cuore e i polmoni, purtroppo, non erano in condizioni idonee per un successivo trapianto. Ma fegato e reni sì. Così il personale sanitario dell’ospedale Le Molinette di Torino si è attivato per non perdere l’occasione. Grazie alle più innovative tecnologie è stato possibile preservare gli organi all’interno del cadavere della donna per 5 ore, prima di asportarli e spostarli in macchinari appositi, in attesa del trapianto.

Attesa lunghissima, perché i medici erano già impegnati con altri 4 interventi simili.

Un successo che evidenzia l’enorme lavoro dei medici

Prima del trapianto definitivo, i medici hanno tenuto in vita artificialmente il fegato per quasi un giorno. I reni invece per 10 ore complessive. “La situazione è al limite”, scrive La Stampa. Così si spiega infatti la lunga attesa, dovuta alla grande mole di lavoro cui son sottoposte le équipes in questo periodo di emergenza. Fortunatamente, tutti e 3 i trapianti sono stati eseguiti con successo. I pazienti che hanno ricevuto gli organi stanno bene e son stati dimessi dall’ospedale torinese.

Una novità assoluta”, si legge nel comunicato stampa ufficiale, riguardo la tecnica e le tempistiche utilizzate per preservare il fegato. L’organo è stato tenuto in vita grazie alla preservazione normotermica in macchina, ricreando un ambiente extracorporeo e mantenendo funzionante il fegato con l’ossigeno e altri nutrienti.