Sissy Trovato Mazza al mare con il cane

A distanza di quasi quattro anni da quel tragico 1 novembre 2016, quando il corpo della giovane agente di polizia penitenziaria Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissy, era stato ritrovato in un lago di sangue dentro un ascensore dell’ospedale di Venezia ancora in fin di vita, nonostante il proiettile in testa.

La giovane donna ha lottato tra la vita e la morte fino al 12 gennaio 2019, quando un’intenzione ha portato al peggioramento delle sue condizioni e alla morte. Nell’autunno del 2019 la procura ha richiesto l’archiviazione del caso come suicidio, ipotesi fin dall’inizio respinta dalla famiglia, ora una nuova testimonianza potrebbe cambiare la situazione.

La testimonianza di una detenuta

Secondo quanto riferisce ll Gazzettino, una detenuta del carcere della Giudecca, dove Sissy Trovato Mazza lavorava, ha dichiarato che la 27enne agente di polizia penitenziaria è stata uccisa. In quell’ascensore Sissy non era sola conosceva chi le ha sparato.

La detenuta, che è stata denunciata per calunnia e sarà processata prossimamente, aveva stretto amicizia con Sissy e avrebbe raccolto confidenze di grande rilevanza per l’indagine. L’agente si era più volte lamentata del trattamento ricevuto da parte di colleghe e direzione, asserendo che fossero collegati alle sue denunce in merito alla droga che circolava nel carcere e a rapporti sessuali tra detenute e agenti.

“A Sissy ci penso io”

La detenuta ha anche riferito di diversi episodi sospetti che alimenterebbero la pista dell’omicidio. Innanzi tutto ha riferito di aver visto arrivare un giorno Sissy Trovato Mazza con lividi sul collo e che la stessa le ha raccontato di essere stata aggredita da due colleghe, in seguito ha sentito una delle agenti interessate dalle denunce di rapporti sessuali con detenute, dire ad una collega: “A Sissy ci penso io” infine, la detenuta sostiene di aver visto la stessa agente sparire dal carcere e rientrare con atteggiamenti sospetti e paonazza in viso il giorno della morte della Trovato Mazza.

La denuncia

La detenuta ha poi riferito di aver taciuto tutte queste informazioni finché non ha avuto un alterco proprio con la suddetta agente per futili motivi. Durante la lite, la detenuta l’avrebbe minacciata di parlare scatenando nell’agente una reazione di pianto. Pochi mesi dopo la donna avrebbe dichiarato di pensare al suicidio e, sempre secondo la versione della detenuta, le sarebbe stata tolta la pistola di ordinanza.

Tutte queste dichiarazioni non hanno trovato riscontro nelle indagini portate avanti dalla pm Elisabetta Spigarelli, che si occupa del caso, da qui la decisione di accusare la detenuta di calunnia. Di contro, quest’ultima, si difenderà sostenendo che non si tratta di calunnia bensì dell’intenzione di riferire quanto visto e sentito.

La lettera di Sissy

Quanto raccontato dalla detenuta però troverebbe riscontro con la lettera scritta e firmata dalla stessa Sissy Trovato Mazza e ressa nota dal Gazzettino, nella quale riferiva della testimonianza di molte detenute in merito alle colleghe.

Testimonianza che l’agente ha riferito al suo ispettore; nella lettera c’era anche riportato il nome delle detenute in questioni.

La prossima udienza

Il prossimo 23 luglio si terrà l’udienza di discussione sul caso di Maria Teresa Trovato Mazza, a presiederla sarà il gip Barbara Lancieri. Da un lato la procura, nella figura del pm Elisabetta Spigarelli che chiederà l’archiviazione perché non sono emerse prove che possano escludere senza ombra di dubbio la tesi del suicidio, dall’altra la famiglia di Sissy che non si arrende e non smette di cercare verità e giustizia.