Patrick George Zaki, lo studente egiziano arrestato

Sono passati ormai 5 mesi da quel 7 febbraio che ha cambiato per sempre la sua vita. Patrick Zaki, studente universitario a Bologna, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo con diverse accuse, come quella di fare propaganda sovversiva contro il governo egiziano. La sua incarcerazione ha destato scalpore, soprattutto in Italia, anche perché ha riportato sotto i riflettori la mai risolta questione Giulio Regeni. Anche Patrick Zaki, infatti, è stato torturato. In questi giorni ha potuto finalmente inviare una lettera alla sua famiglia, mentre le associazioni umanitarie chiedono a gran voce la sua scarcerazione.

La speranza di Patrick Zaki: “Un giorno sarò libero”

Miei cari, sto bene e sono in buona salute, spero che anche voi lo siate”, scrive lo studente. “Famiglia, amici del lavoro e dell’università, mi mancate molto, molto più di quello che posso spiegare con le parole. Spero che il coronavirus non abbia colpito i vostri cari. Un giorno sarò libero e tornerò alla normalità, anche meglio di prima”. La sua lettera è stata pubblicata dalle pagine social “Free Patrick” e “Patrick Libero”, che ogni giorno forniscono aggiornamenti sulle sue condizioni.

Il testo, in arabo, è stato tradotto in inglese e in italiano.

Patrick in una delle carceri più dure d’Egitto

La lettera di Patrick risalirebbe al 21 giugno, ma i genitori l’hanno ricevuta solamente ieri, sabato 4 luglio. Come spiegano ancora gli amministratori, “Ovviamente non ha potuto dire tutto quello che voleva, poiché queste lettere passano dalla sicurezza prima di arrivare ai destinatari. Certo, siamo ancora preoccupati, ma felici di leggere le sue parole. Come prevedibile, manda messaggi d’amore a molte persone e si chiede come stiamo.

 Ti amiamo Patrick, stiamo aspettando e pressando per la tua libertà. Siamo certi che uscirai da tutto questo forte e con amore come sempre”. Al momento Patrick Zaki resta recluso nel carcere di Tora, uno dei più duri dell’Egitto, nella sezione speciale per oppositori politici.

Il commento di Amnesty International

Non poteva mancare il commento di Amnesty International, la più nota associazione a difesa dei diritti umani ad essersi occupata del caso Zaki. Il portavoce italiano Riccardo Noury scrive: “Un segnale di vita, attesa e speranza. Così, a caldo e pieno di emozione, commento la lettera che Patrick ha inviato dalla prigione di Tora, dove è detenuto in attesa di giudizio da ormai 150 giorni.

Una lettera che ha passato evidentemente vari filtri della censura, ma che ci consegna comunque un messaggio importante: pur nel dolore, Patrick ha mantenuto intatte tutte le sue speranze di tornare libero e di ricongiungersi ai parenti e alla comunità italiana che l’ha adottato. È la testimonianza perfetta di cosa vogliano dire quelle due parole che talora appaiono desuete, persino criminalizzate: solidarietà internazionale. Da 3 mesi stiamo chiedendo che Patrick sia scarcerato perché, oltre che innocente, è anche a rischio di contagio da Covid-19”.

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