Paolo Borzacchiello

A cura di:
Chiara Surano
Marta Pettolino

Nell’evo digitale l’economia e il valore aziendale hanno cambiato pelle. Con l’e-commerce e i social il mercato ha ceduto la fisicità della compravendita mutando la propria anima in un commercio impalpabile e del tutto dipendente da un click, che tanto quanto può accrescere la ricchezza, può renderla vana in un solo istante.

Lo sguardo volge alla nostra economia, già mutilata dal lockdown, fatta di piccole e medie imprese e di liberi professionisti, che tanto lottano per barcamenarsi fra tasse, stipendi e leggi non adeguate al tessuto imprenditoriale italiano.

In questo contesto quanto può influire un profilo cancellato per errore, un account social disabilitato, bloccato, limitato nelle sue funzioni sulla vita e sulla sopravvivenza di imprenditori, aziende e influencer che sulla sola piattaforma hanno costruito un impero economico? Quanto potere decisionale detengono i più noti social network nel decidere le sorti di un’azienda? O peggio ancora quanto ne hanno davvero sulla diffusione di idee libere e scomode?

Imprese e libertà di opinione appese ad un invisibile filo e domande che faticano a trovare risposta soprattutto quando si palesa il problema.

Paolo Borzacchiello: chiuso il suo profilo

È accaduto a Paolo Borzacchiello: scrittore di bestseller, formatore ed esperto di intelligenza linguistica applicata al business, che ogni anno forma migliaia di persone, aziende e professionisti di tutto il mondo e che da un giorno all’altro ha dovuto fare i conti con l’eliminazione del suo account Instagram. La veste virtuale di un personaggio pubblico e autorevole che all’improvviso, senza alcuna spiegazione o motivazione, ha visto oscurata la propria visibilità social per un lasso di tempo impossibile da sapere, ma dal certo ed enorme danno economico.

E quando è un social network a decidere, chi ne risponde?

La prima risposta che viene da abbozzare, paventato il problema, è: nessuno. Nell’era dei social il mondo ha sembianze di tasti e schermo ma al telefono, non risponde nessuno. Di fronte ad una rimozione improvvisa di un account Instagram che in un solo anno è riuscito a collezionare oltre 30mila seguaci la sola risoluzione del problema è delegata alla compilazione di un modulo online. Non esiste di fatto metodo alternativo a questo, sia un numero o un indirizzo mail, per riuscire ad avere una spiegazione o una risoluzione del problema in maniera tempestiva.

O forse sarebbe meglio specificare: segnalare il problema è possibile, ma solamente dal proprio account e va da sé che se il problema è la cancellazione dell’account stesso, il gioco dell’oca è deleterio.

Inizia così il lungo sfogo di un imprenditore italiano che diventa impotente davanti al super potere dei social network: “Ieri è successa una cosa molto grave. E ho avuto la conferma che la libertà di parola è concessa solo se la parola è allineata e politicamente corretta: mi hanno chiuso, senza preavviso e senza possibilità di confronto, il mio profilo Instagram“.

Ieri è successa una cosa molto grave. E ho avuto la conferma che la libertà di parola è concessa solo se la parola è…

Pubblicato da Paolo Borzacchiello su Mercoledì 8 luglio 2020

Cronaca di una libertà che non c’è

Cosa è successo?

È successo che sul mio profilo di Instagram, sul quale ogni giorno pubblico post che hanno lo scopo di migliorare la vita delle persone e di promuovere l’idea che la conoscenza rende liberi, ho pubblicato un post che parlava di quello che sta succedendo oggi nel mondo, sul razzismo e sul pride, sostenendo, in rifermento alla teoria di George Lakoff, che uno dei modi più efficaci per risolvere un problema è evitare di nominarlo troppo spesso o evitare di contrastarlo, perché quando si contrastano questi fenomeni, per tanti motivi, le posizioni a volte si inaspriscono. In primis, perché a furia di nominarlo lo fai diventare ancora più consistente e poi perché la politica degli hashtag tende a inasprire differenze che già ci sono, non cambiano le idee.

Questo era il grande tema del post, apprezzabile o meno, però lo scopo finale era quello di promuovere comportamenti virtuosi che garantissero sempre di più i diritti di tutti, uguaglianza per tutti e rispetto per tutti.

Dopo di che io ho ricevuto un po’ di commenti, tantissimi like, tantissime persone che hanno scritto: “finalmente qualcuno che lo dice”, qualche insulto, ma ci sta, non puoi piacere a tutti, e poi mi sono trovato all’improvviso con il profilo cancellato.

In modo arbitrario, senza avvisarmi prima, senza darmi la possibilità di spiegare e capire come mai, cancellato in modo irreversibile: 30mila follower, 212 post super apprezzati, cancellati con un bottone.

Post di Paolo Borzacchiello al seguito del quale il suo profilo Instagram è stato sospeso
Post di Paolo Borzacchiello al seguito del quale il suo profilo Instagram è stato sospeso

Errore o censura?

Cosa hai pensato tu quando non sei riuscito ad accedere al tuo profilo?

Ho pensato che ci fosse stato un errore del sistema, perché proprio non immaginavo una cosa del genere, perché lo scopo di quel profilo è divulgare cose positive per le persone, cosa che ho sempre fatto.

Quand’è che ti sei reso conto che invece era successo qualcos’altro, che non c’era un errore e il profilo era bloccato?

Quando dopo la prima verifica con il numero di telefono mi è arrivato un messaggio che mi avrebbero fatto sapere entro 24h e io già lì sono rimasto un po’ sorpreso. Il giorno dopo provo di nuovo l’accesso per vedere se me l’avevano sbloccato e leggo il messaggio: profilo cancellato e nessuno potrà riabilitarlo.

Messaggio di Instagram a Paolo Borzacchiello sulla cancellazione del suo profilo

Il mio canto libero

Quali termini hai violato?

Instagram sostiene che vengano sospesi o bloccati profili nel momento in cui si violano le linee guida della comunità:

Da quello che siamo riusciti a ricostruire anche con l’avvocato, probabilmente ho usato delle parole che non sono piaciute, ho parlato di razzismo e di pride, anche se in modo virtuoso: “speriamo tutti in un mondo evoluto” era un post a promozione di valori come integrità, uguaglianza e libertà di espressione e io sono stato privato completamente della libertà di espressione e sono stato bullizzato dal sistema.

Su Instagram ci sono dei profili che contengono la parola pride, tu pensi sia stata l’associazione della parola pride a quella di razzismo a farti cancellare per sempre?

Non ne ho idea, e questo è anche il tema del mio dispiacere, al momento sto immaginando, senza nessuna spiegazione e questo è anche un elemento su cui ragionare.

Strane coincidenze

Tu puoi calcolare ad oggi il danno economico che hai avuto da questa chiusura?

Sì, il giorno stesso in cui mi hanno bloccato il profilo, io non sono un cospirazionista, è il giorno in cui è uscito il mio ultimo libro sulla scienza dell’interazione umana e già questo è un danno perché io uso quel profilo per promuovere i miei libri, i miei corsi, i miei eventi, quindi parliamo di svariate centinaia di migliaia di euro di danni, perlomeno quelli più tangibili al momento. Poi, non voglio immaginare gli effetti potenziali: io su Instagram ho fatto dirette per cause farmaceutiche i cui proventi andavano in beneficenza, ho fatto dirette per brand di moda molto famosi, trovarmi il profilo cancellato avendo tanti clienti su Instagram, il danno potrebbe diventare davvero forte economicamente e anche per tutte quelle persone che mi seguono.

Io in quarantena ho ricevuto migliaia di persone che mi hanno scritto: “mi hai salvato la vita” perché tutti i giorni facevo le dirette e ora non hanno più un profilo da guardare senza un motivo, se non per atto di violenza inaudita.

Come intendi muoverti adesso?

Prima cosa vie legali, perché abbiamo, dico abbiamo perché io rappresento un’azienda, subito un’ingiustizia in modo arbitrario, senza spiegazioni e poi voglio parlarne il più possibile perché è inaccettabile che non si possano usare certe parole anche per sostenerne il valore, è inaccettabile che in un mondo che si professa democratico e in un social che professa la libertà di espressione ti possano cancellare un profilo senza la possibilità di un contraddittorio.

Prendi il lavoro di una persona frutto di anni, scrittura, romanzi e lo cancelli così. In un mondo che celebra la diversità e la libertà di espressione: questa cosa si deve sapere.

Cosa vuoi dire a chi ti segue da sempre e anche a chi ti conosce per la prima volta?

La conoscenza rende liberi, basta con questi nazismi e fascismi che cancellano le idee senza darti la possibilità di parlare.

La rivolta sui social: #Borzacchielloback

A volte gli imprevisti non capitano mai da soli e dopo la chiusura del profilo Instagram di Paolo Borzacchiello ne arriva un’altra: #Borzacchielloback.

I suoi fan e tutte le persone che lui ha aiutato con le sue parole sono in rivolta e lo stanno sostenendo nella sua battaglia: la libertà.

#Borzacchielloback
#Borzacchielloback

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