campo concentramento centrale

Bruno Dey, 93enne ex guardia di un campo di concentramento nazista, è stato condannato a due anni di carcere per complicità nell’omicidio di 5232 prigionieri. All’epoca dei fatti l’uomo aveva tra i 17 e i 18 anni ed è stato perciò processato dal tribunale minorile di Amburgo. Si ritiene che questo possa essere uno degli ultimi processi a carico di ex nazisti, dato che sia gli imputati sia i sopravvissuti sono ormai in età molto avanzata. La sospensione della pena, decisa dal tribunale proprio per questioni anagrafiche, eviterà comunque all’anziano Dey di finire in prigione.

Bruno Dey, membro delle SS naziste

I fatti presi in esame risalgono al periodo tra agosto 1944 e aprile 1945, quando Dey venne inviato nel campo di concentramento di Stutthof, in Polonia. Arrivato come soldato della Wehrmacht, divenne successivamente membro delle SS nel settembre del 1944. Come riporta il Guardian, sarebbe questo uno dei punti più rilevanti dell’intero processo, perché testimonierebbe la volontà dell’allora ragazzo di prendere parte alla macchina di sterminio dei nazisti; “Il campo di concentramento di Stutthof e lo sterminio di massa che avvenne tra le sue mura furono possibili solo grazie al suo aiuto – ha detto la giudice Anne Meier-Göring nel verdetto – Per lei Stutthof non fu l’inferno, ma solo un lavoro monotono”.

Da parte sua Dey ha sempre sostenuto di essere stato una figura poco importante nell’organigramma del lager, tanto da non essere implicato direttamente nell’uccisione dei prigionieri. Il suo compito sarebbe stato, infatti, quello di controllare il campo da una delle torri di guardia. Il giudice ha però sottolineato, da un lato, come questo ruolo rientrasse in un meccanismo organizzativo ben collaudato, dall’altro come l’uomo non abbia mai fatto niente, in concreto, per essere assegnato ad altri incarichi.

Le scuse ai familiari delle vittime

Durante la penultima udienza, riportano le fonti, Dey ha voluto chiarire la propria posizione, scusandosi dopo tanti anni con i familiari delle vittime; “I resoconti dei testimoni e degli esperti mi hanno, per la prima volta, fatto capire pienamente la portata della crudeltà e della sofferenza – ha dichiarato l’uomo – Oggi voglio scusarmi con quanti hanno sofferto a causa di questa assurda follia e con i loro parenti.

Qualcosa di simile non deve mai più accadere”.

Dei 5mila prigionieri morti durante la permanenza di Dey nel campo, 200 vennero uccisi nelle camere a gas. Si stima che si tratti solo una parte delle circa 65mila persone che persero la vita a Stutthof, prima della liberazione del 9 maggio 1945. Condannato a due anni, il 93enne Dey non andrà in prigione, ma la sentenza del tribunale di Amburgo diventerà comunque particolarmente significativa.

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