strage corinaldo

Nei giorni scorsi era arrivata la condanna per i componenti della banda dello spray al peperoncino. I giovani criminali, che la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 provocarono la morte di 6 persone a Corinaldo (Ancona) hanno ricevuto pene comprese fra i 10 e i 12 anni di reclusione. Parallelamente, un secondo filone di indagini interessava i gestori del locale “Lanterna Azzurra”, teatro della tragedia, e non solo. L’inchiesta bis si chiude con 18 persone e una società iscritte nel registro degli indagati.

Condannata la banda dello spray

Il primo filone delle indagini ha interessato i responsabili della morte di 5 adolescenti e una madre, in attesa dello show del trapper Sfera Ebbasta.

I 6 componenti della tristemente nota banda dello spray Ugo Di Puorto, Raffele Mormone, Badr Amouiyah, Andrea Cavallari, Moez Akari e Souhaib Haddada, sono stati condannati a pene comprese tra i 10 e i 12 anni. I 6 giovani hanno ricevuto uno sconto di pena rispetto alle iniziali richieste dei pm. In particolare, gli imputati hanno ritenuto la riduzione di un terzo della pena per aver scelto la formula del rito abbreviato.

Inoltre, è caduta l’accusa di associazione a delinquere, non riconosciuta dal gup.

Inchiesta bis sulla gestione del locale

Per quanto riguarda invece il secondo filone dell’inchiesta, quello relativo alla gestione della discoteca Lanterna Azzurra, la lista degli indagati si fa più lunga. L’avviso di chiusura delle indagini è stato recapitato a 18 persone e ad una società, la Magic Srl che gestiva il locale dove si è verificata la strage. Nel registro degli indagati figura anche il nome di Alessandro Righetti, riminese addetto alla sicurezza dell’uscita n.3.

In quel punto, per il crollo della balaustra a causa della calca messa in fuga dalla banda dello spray, si è consumata la tragedia. Furono 6 le vittime: Benedetta Vitali e Mattia Orlandi (15 anni), Asia Nasoni ed Emma Fabini (14 anni), Daniele Pongetti (16 anni) ed Eleonora Girolomini (39 anni).

Indagato anche il sindaco di Corinaldo

Fra gli indagati c’è anche il sindaco di Corinaldo Matteo Principi, già presidente della Commissione unificata di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Gli altri sono componenti e rappresentanti di diverse sigle, consulenti esterni ed infine proprietari e gestori della discoteca.



Le ipotesi di reato sono: omicidio colposo plurimo, lesioni (anche gravissime) plurime, disastro colposo, falso ideologico di pubblico ufficiale. Secondo la Procura di Ancona, il locale (un vecchio capannone agricolo) non presentava i requisiti di sicurezza e i certificati necessari per ospitare attività di intrattenimento e spettacolo. Anzi, gli abusi sarebbero andati avanti per anni, con la totale assenza di basilari norme di sicurezza e licenze. Finché, alla fine, qualcuno ha pagato ingiustamente il prezzo più alto.

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