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Giustizia: la Camera approva la riforma del processo penale targata Marta Cartabia, il testo passa al Senato

Via libera della Camera alla riforma della giustizia: come cambia il processo penale e cosa succede ora dopo il voto
Riforma giustizia approvata dalla Camera

La riforma del processo penale targata Cartabia è stata approvata dalla Camera con 396 sì, 57 no e 3 astenuti. È questo l’esito del voto finale sul testo della riforma della giustizia su cui, la notte scorsa, il Governo. Draghi, dopo l’accordo in maggioranza arrivato a margine di una lunga mediazione, ha incassato la doppia fiducia.

Giustizia: la Camera approva la riforma Cartabia

L’Aula della Camera ha approvato la riforma della giustizia Cartabia. Questo il risultato del voto: 396 favorevoli, 57 contrari e 3 astenuti.

Il testo passa al Senato per diventare legge, con appuntamento al prossimo settembre non senza l’ombra di nuove tensioni. Sono stati tanti, infatti, i punti critici emersi in questi ultimi giorni intorno alle modifiche del processo penale, con un tortuoso percorso di mediazione per arrivare a una quadra nella maggioranza prima dell’approdo del testo a Montecitorio. Il governo ottiene comunque l’agognato via libera prima della pausa estiva del Parlamento. Un risultato che arriva dopo la doppia fiducia incassata nella notte sui due maxi-emendamenti dell’attuale ministro Marta Cartabia.

Riforma della giustizia, le principali novità

La riforma Cartabia riguarda esclusivamente i reati commessi dopo il 1° gennaio 2020, e resta confermata l’attuale disciplina della prescrizione che prevede lo stop dopo la sentenza di primo grado. La mancata definizione del giudizio di Appello entro il termine di 2 anni e di quello di Cassazione entro 1 anno apre al meccanismo di improcedibilità dell’azione penale (decade il processo, non il reato). Da questo spettro restano esclusi i reati puniti con l’ergastolo, imprescrittibili.

In caso di procedimenti particolarmente complessi, i termini predetti possono essere prorogati, con ordinanza motivata del giudice, per un periodo non superiore a 1 anno in Appello e 6 mesi in Cassazione.

Ulteriori proroghe sono ammesse se si procede per reati gravi quali associazione di stampo mafioso, voto di scambio politico-mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Per questi, rientranti in un regime diverso, non c’è un limite al numero di proroghe (che vanno sempre motivate con precisa ordinanza).

Tra le novità anche l’introduzione, con approvazione di un emendamento a prima firma della deputata Lucia Annibali (Italia Viva), di una norma – a tutela delle vittime di maltrattamenti e atti persecutori – per cui scatterà l’arresto in flagranza per i reati di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

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