Cronaca dal Mondo

Krystsina Tsimanouskaya la velocista bielorussa che si è opposta al regime bielorusso durante le Olimpiadi

L'atleta aveva immediatamente chiesto aiuto al CIO e all'ambasciata polacca, che ha immediatamente rilasciato un visto umanitario
Krystsina Tsimanouskaya l'atleta che si è opposta al regime di Lukashenko

Krystsina Tsimanouskaya è l’atleta di cui più si è parlato in questa olimpiade Tokyo2020. Velocista, avrebbe dovuto partecipare ai 200 metri ma non si è presentata. Il motivo? Tsimanouskaya è stata prelevata con la forza e portata di peso in aeroporto per essere rimpatriata in Bielorussia, non solo, al suo ritorno avrebbe dovuto affrontare ulteriori conseguenze.

Tsimanouskaya ha chiesto aiuto al CIO-Comitato Olimpico Internazionale e alla Polonia, che le ha concesso un visto umanitario. Ora l’atleta è in viaggio verso Vienna. Il caso di Krystsina Tsimanouskaya è solo uno dei tanti casi di minacce e pericoli che gli oppositori al regime di Lukashensko devono sopportare; nella giornata di martedì, a Kiev, un altro oppositore e capo di una ong che aiuta esuli bielorussi è stato trovato impiccato ad un albero.

Una situazione critica considerato che Ucraina, Polonia e Lituania sono considerati la via di salvezza per chi scappa dalla Bielorussia.

Chi è Krystsina Tsimanouskaya: l’atleta che si è opposta al regime di Lukashenko

Krystsina Tsimanouskaya è un’atleta di 24 anni originaria della Bielorussia.

Velocista, era attesa in gara nei 200 metri ma non si è presentata: Krystsina Tsimanouskaya si trovava infatti in aeroporto, scortata da due funzionari del governo bielorusso. Il motivo è stato un post, pubblicato dalla stessa atleta, nel quale criticava i suoi allenatori per averla inserita nella staffetta 4×400 senza il suo consenso in quanto non si era allenata per una gara del genere; aggiungendo che questi erano stati quindi negligenti.

Tanto è bastato affinché due funzionari la prelevassero e portassero di forza in aeroporto per rimpatriarla in Bielorussia, con la minaccia che la suo arrivo sarebbe andata incontro a conseguenze peggiori.

È stata la stessa Tsimanouskaya a denunciare la cosa in un video postato sui social: “Sono stata messa sotto pressione e stanno cercando di portarmi via con la forza senza il mio consenso“.

La richiesta di aiuto alla polizia giapponese

Krystsina Tsimanouskaya ha chiesto aiuto alla polizia giapponese all’aeroporto di Narita, vicino Chiba. La polizia l’ha presa in custodia scortandola presso l’area Vip; in quei momenti concitati il CIO si è mosso affinché l’atleta ottenesse sostegno politico, che alla fine è arrivato dalla Polonia.

Lunedì scorso Krystsina Tsimanouskaya si è recata presso l’ambasciata, dove ha chiesto un visto umanitario che le è stato prontamente concesso. Mercoledì 4 agosto è partita però in direzione Vienna, dove è atterrata invece che a Varsavia per motivi di sicurezza.

Krystsina Tsimanouskaya è in pericolo di vita

Secondo la Belarusian Sport Solidarity Foundation, organizzazione che sostiene gli atleti che si oppongono alle forzature del regime e dei suoi funzionari, esiste un reale pericolo di vita per la velocista, come riferito dal portavoce Alexander Opeikin: “La campagna è seria e questo è un chiaro segnale che la sua vita sarebbe in pericolo in Bielorussia“.

Anche l’Unione Europea ha avviato una discussione affinché possa essere concesso a Krystsina Tsimanouskaya l’asilo politico entro le prossime settimane.

La situazione in Bielorussia si fa sempre più complicata, non solo la morte di  Vitaly Shishov, che ha dedicato la sua vita ad aiutare chi, come lui ha cercato una via di fuga, ora il governo si sente libero di entrare anche nel merito del mondo dello sport, prevalicando non solo quello che è l’ideale che c’è dietro anche quello delle Olimpiadi.

Da sempre i Giochi Olimpici sono un simbolo di pace e condivisione tra le nazioni che incarnano il valore di libertà dello sport, e quando il regime arriva anche lì, occorre fermarsi e chiedersi se forse è giunto il momento di dare un freno.

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